MILITARI FORUM

Legione straniera francese

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Black Metal
view post Posted on 5/3/2006, 16:09 Quote




CITAZIONE (leonedeldeserto @ 5/3/2006, 15:54)
ciao ragazzi!!! io sono stato personalmente con una loro compagnia in un addestramento in francia e vi posso assicurare che sono dei veri matti!!!! sono delle macchine da querra!!! il loro addestramento e' molto piu' duro di quello che voi pensate!!! ciao a tutti alla prossima

Ci racconteresti meglio??? Inanzitutto di che reparto fai parte? Come hai avuto la possibità di incontrarli? E' stato un addestramento congiunto Italia-Francia? Grazie
 
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_ToRo_
view post Posted on 5/3/2006, 16:11 Quote




Black Metal, purtroppo i mercenari, quelli veri, arrivano a guadagnare cifre ben piu' alte di quelle da te menzionate... La maggior parte di quella gente è senza scrupoli (che non vuole dire "avere le palle") ed è pronta a vendersi al miglior offerente, a fare il doppio gioco ogni qualvolta lo ritengano necessario alla propria causa (i soldi) e quindi a tradire anche i propri compagni per un mero interesse economico.
Nulla a che vedere con i legionari e con il loro spirito. Che poi la Legione, come altri Eserciti, abbia prodotto delle "mele marce", è un altro discorso ed è anch'essa una cosa vera. wink.gif
Come è vero che dei legionari, una volta finita la ferma, si arrangiano e vivono facendo quello che sanno fare, e cioè combattere. Credo che ci sia modo e modo anche di fare il mercenario.
 
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Black Metal
view post Posted on 5/3/2006, 16:39 Quote




Il suo compito: proteggere civili americani. La paga: da 350 a mille dollari al giorno. I rischi: tantissimi. Ecco come si vive nel luogo più pericoloso del pianeta.



Robusto è robusto.
Ma non quell'armadio a più ante che uno si immagina. Colpiscono le braccia: quelle sì davvero grosse e tutte tatuate come fosse un guerriero Maori. E poi il viso, che ti si presenta bonario ma che, se diventa feroce, incute paura vera.

Paolo Simeone, genovese, poco più che trentenne, è in Iraq da 28 mesi: a Baghdad fa uno dei mestieri più pericolosi che si possano immaginare, la guardia del corpo a civili statunitensi.
In una città dove non passa giorno senza che qualche kamikaze si faccia saltare cercando di portare con sé il numero più alto possibile di americani, è inevitabile che anche Simeone si sia trovato più volte sulla soglia dell'inferno.

«La peggiore è stata sulla Irish road, che qui tutti conoscono semplicemente come "la strada della morte"» racconta a Panorama.
«Due vetture ci hanno affiancato e di botto i terroristi hanno aperto il fuoco con mitragliatori AK47. Noi abbiamo reagito all'istante. Io ne ho centrati due, ma sono stato colpito a mia volta: la pallottola mi è entrata nella spalla e, uscendo, è andata a sbattere contro l'interno del giubbotto antiproiettile e si è spezzata in molti frammenti, uno ce l'ho ancora nel fegato. Ci siamo salvati solo per la velocità della nostra risposta: i guerriglieri hanno sparato una decina di proiettili, noi abbiamo esploso più di 120 colpi. Tutti andati a segno».

Però, si guadagna bene («Da 350 a mille dollari al giorno, secondo il tipo di lavoro e di qualifica» spiega Simeone), ma l'adrenalina è spesso alta. Anche se, per fortuna, non tutti i giorni ci si trova a essere l'obiettivo di un attacco. Anzi, a sentire come la racconta il giovane genovese, quella è l'eccezione: il suo impiego, in fondo, è un lavoro come tanti. E che fanno in tanti: secondo gli ultimi dati sarebbero almeno 20 mila i professionisti della sicurezza che operano in Iraq per conto di una sessantina di società specializzate, quelle che in gergo si chiamano Psc, compagnie di sicurezza privata.




«Io sono assunto da una società britannica: in questo momento a Baghdad siamo solo in tre italiani e la nostra presenza è registrata presso l'ambasciata, che è informata del lavoro che svolgiamo» spiega Simeone, il cui nome finì sulle pagine dei giornali italiani in occasione del sequestro di Quattrocchi, Stefio, Agliana e Cupertino.

Ed è stato proprio in seguito a quel rapimento e alla tremenda esecuzione di Quattrocchi che si è potuto levare di dosso l'infame qualifica di «mercenario». E diventare un «professionista della sicurezza», un «contractor», come vengono chiamati in tutto il mondo quelli che fanno il suo mestiere. Soprattutto inglesi e americani, ma anche moltissimi sudafricani, «tanto che l'afrikaans è oggi la terza lingua più parlata in Iraq, dopo l'arabo e l'inglese» rivela Simeone. Ma non mancano anche bianchi dello Zimbabwe ai quali Robert Mugabe ha sequestrato le terre, molti sudamericani, australiani, neozelandesi. Non hanno la fama di anime belle.

Quasi tutti provengono da reparti speciali delle forze armate o della polizia. E Paolo Simeone non fa eccezione: è stato tra i marines italiani del reggimento San Marco; poi, come nei romanzi, è passato nella Legione straniera francese, quindi ha lavorato e ha sudato a Gibuti, in Kosovo, Serbia, Angola, Afghanistan, prima di sbarcare a Baghdad. Ma come si diventa contractor? «Non certo con i brevi corsi da body guard organizzati da associazioni civili: con quei "diplomi", qui il lavoro non lo trovi. E infatti sono in tanti gli italiani che sono venuti in Iraq e dopo due o tre settimane se ne sono andati» rivela Simeone. «Alcuni non si aspettavano una realtà così dura e pericolosa (in poco più di due anni qui sono morti circa 300 contractor).

Altri, più banalmente, non avevano i requisiti professionali necessari. Per essere assunto da una Psc bisogna superare delle selezioni qui in Iraq. Tra gli esami, anche prove di tiro al poligono. Le armi, fornite dalla Psc, comprendono carabine M-4 (le stesse delle forze speciali americane), pistole Glock 21, mitragliatrici Minimi e lanciagranate M-79». Ne parla con grande tranquillità, quasi con indifferenza. Quella che appare ai più come una vita da rambo, Simeone la racconta con grande normalità.

«Esco ogni mattina e vado nei diversi luoghi dove operano i clienti che devo proteggere: molti stanno dentro Baghdad, ma ce ne sono anche fuori città, alcuni distanti fino a 200 chilometri. La maggior parte del tempo la passiamo in macchina, imbottigliati nel traffico anche per dieci ore al giorno». Detta così sembra la vita banale di un pendolare qualsiasi. Solo che a Baghdad fermarsi in coda equivale a trasformarsi in bersaglio ideale.

Per il resto le giornate sono scandite dall'addestramento in poligono, l'allenamento fisico e, assicura Simeone, ben poca vita sociale: al massimo qualche cena con i colleghi nei ristoranti della International zone (quella che molti chiamano ancora «green zone»). Qualche volta ci scappa un invito a casa. «I nostri alloggi sono diversificati secondo la società e i clienti» spiega ancora il giovane genovese. «Qualche Psc è basata nella zona internazionale. Normalmente si affittano o si comprano (secondo l'importanza economica del contratto) una o un gruppo di case dove risiedono i body-guard, qualche volta insieme con i clienti. Normalmente queste case sono protette da barriere di cemento e da plotoni di gurkha o guardie irachene.

Altri contractor dormono invece negli alberghi centrali, trasformati in fortezze, circondate dai carri armati Abrams americani e da blocchi di cemento armato. Invece le società che hanno contratti per la scorta dei convogli militari alloggiano il personale direttamente all'interno degli accampamenti americani». Una vita piuttosto isolata, insomma, per quelli che i civili iracheni chiamano, senza tante distinzioni, «gli americani». Il fatto di essere confuso con uno yankee non sembra comunque dare troppo fastidio a Simeone: «Abbiamo ottimi rapporti con gli iracheni che lavorano con noi» sostiene. «In più, negli ultimi tempi, la popolazione dà segni di esasperazione nei confronti dei terroristi. E infatti sono aumentate le denunce alla polizia e ai militari».

Nella realtà, invece, i rapporti con i soldati delle forze alleate non sono così stretti come qualcuno ipotizza. «Non c'è nessun tipo di collaborazione tattica» spiega il contractor italiano. «Certo, possiamo usufruire degli elicotteri americani per l'evacuazione dei feriti, che vengono poi curati nei loro ospedali. Non nascondo che, sul piano personale, da parte di qualche militare c'è forse un po' d'invidia nei confronti dei nostri stipendi. Del resto abbiamo il permesso di difendere noi stessi e il cliente, ma non possiamo aver nessun coinvolgimento nelle attività della polizia irachena o delle truppe alleate; violare questa regola d'ingaggio significa essere espulsi dall'Iraq o addirittura finire in carcere. Non siamo assolutamente paragonabili a loro. Ma questa è una distinzione che i terroristi non fanno: per loro siamo tutti bersagli».

Raga ecco l'intero articolo che avevo trovato nel Panorama, non so se sia il posto ideale qui, comunque se non va bene lo posto in altra sezione.

A _ToRo_ hai perfettamente ragione, infatti un esempio ne è questo articolo.
 
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view post Posted on 5/3/2006, 16:41 Quote
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Bazar Bizarre

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CITAZIONE (_ToRo_ @ 5/3/2006, 15:39)
Prima di etichettarli come "mercenari" pensiamoci tre o quattro volte: SoniaSoldier, credi che la paga percepita da un legionario sia tale da giustificare tutti i sacrifici da lui compiuti? Io non credo proprio. Penso che si debba parlare di un sistema di valori differenti da quelli che possono caratterizzare un soldato americano ad esempio, per via di esperienze e formazioni profondamente diverse tra loro.

Ahò ma son proprio incomprensibile eh! Va beh portate pazienza.. sono una donna laugh.gif laugh.gif laugh.gif

Li ho paragonati a dei mercenari non per il guadagno che se ne recepisce,ma perchè per loro è importante combattere,come lo è per il mercenario.

Lungi da me dal pensare che legionario=mercenario però.

smile.gif
 
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_ToRo_
view post Posted on 5/3/2006, 17:06 Quote




Infatti Black Metal... smile.gif Interessante l'articolo! Descrive una realtà abbastanza oscura ma molto comune in parecchi Paesi del Mondo.
SoniaSoldier come nel nostro primo scambio di battute ora ti sei espressa in maniera piu' chiara e sgombrando il campo da equivoci... wink.gif non sei affatto incomprensibile, trattasi di incompatibilità! biggrin.gif
 
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stygma82
view post Posted on 16/3/2006, 20:44 Quote




Ciao ragazzi mi sono appena iscritto. volevo sapere se qualcuno di voi ha già affrontato le visite mediche e le selezioni per entrare nella legione straniera, oppure se conoscete qualcuno ke le ha già fatte...dato ke avevo intenzione di arruolarmi volevo sapere com'era la prassi....grazie cmq!
 
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nathan86
view post Posted on 25/3/2006, 18:37 Quote




mi leggerò l'articolo grazie per averlo messo in rete , il mercenario sarà pure un lavoro senza scrupoli ma io personalmente se avessi le doti mentali e fisiche per essere prima un legionario e poi vendere la mia esperienza per quelle cifre..bhe non esiterei un solo istante a prendere la strada del signore della guerra.. non è vero che la legione è spesso posto per chi ha una vita da riscattare e che la selezione non richiede i documenti . Forse nella legione di 20anni fa , la legio di oggi richiede i propri documenti e analizza il tuo passato per evitare che la legio possa diventare rifugio di ex-fuorilegge e poi non mi sembra neanche giusto dare in mano delle armi a chi per esempio prima faceva rapine o altro , e questo la legione lo ha capito da 20anni a questa parte.
 
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Elit82
view post Posted on 7/5/2006, 16:23 Quote




per me la legione straniera e il mioglior corpo


!!!!!
 
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IceSergei
view post Posted on 8/5/2006, 09:46 Quote




è veramente dura entrare in legione straniera..

i nostri rav a confronto sono una passeggiata... :)

Clicca qui
 
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Little Bird
view post Posted on 8/5/2006, 10:19 Quote




C'è già un topic ben avviato sulla Legione Straniera Francese, ricco di informazioni:

http://militari.forumfree.net/?t=7180882

Questo lo chiudo per evitare dispersioni.
 
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24 replies since 1/2/2006, 10:54